di Jean-Pierre Céron, Climatologo presso il Centro Nazionale di Ricerche Meteorologiche
Terra dolorosa è stato per me innanzitutto un incontro, il punto d’unione tra il climatologo che sono e il drammaturgo che è Georges de Cagliari. E poi una rivelazione, la scoperta di un ambiente animato e appassionante come quello dello spettacolo dal vivo, del teatro. Il festival di Avignone del 2005 mi ha permesso di condividere con Georges de Cagliari, Sara Veyron e tutta la compagnia attimi preziosi che resteranno per sempre immortalati nella mia memoria. I dibattiti con il pubblico, subito dopo le rappresentazioni, il continuo parallelo tra il lavoro dello scienziato e quello dello scrittore, per fare qualche esempio, sono stati una continua fonte di arricchimento personale senza eguali. Non ringrazierò mai abbastanza per tutto questo.
Il lavoro di composizione e scrittura di Georges de Cagliari e della messinscena di Sara Veyron sono stati un’ulteriore rivelazione; ne conservo il ricordo come momenti di felicità ed emozione intense e questi sentimenti sono stati condivisi poi da tutti, anzi con tutti gli spettatori.
Vorrei raccontare un aneddoto, tanto piccolo e semplice quanto a mio parere significativo: alla fine di una delle rappresentazioni, a luglio 2005, una passante ci fermò davanti all’uscita del teatro per chiederci che cosa mai avessimo messo in scena: “È la prima volta che vedo gli spettatori uscire con una tale emozione scritta sul viso!”. E in effetti restavano tutti in silenzio… Un silenzio surreale, quasi religioso.
Mi ricordo anche che quando Georges alla fine della prima mi chiese il mio parere sulla questione dei cambiamenti climatici, alla quale avevo prestato il mio modesto contributo, mi accorsi che non vi avevo nemmeno prestato molta attenzione, talmente ero rapito dalle vicende dei personaggi.
La storia che Georges de Cagliari ci racconta sulla drammatica sorte del nostro pianeta è un vero gioiello artistico, ma non solo. Ci porta a riflettere a fondo sul nostro destino su questa terra, su quello dei nostri figli e delle generazioni future. Per citare Jean Rostand, “un grande scrittore è capace di sorprenderci dicendo cose che sappiamo da sempre”; allora lasciatevi sorprendere e trascinare in questa storia che è un po’ la storia di ognuno di noi. E poi, come si suol dire, uomo avvisato…
Per concludere, mi permetto di citare due frasi che mi sembrano ripercorrere le linee guida di quest’opera teatrale, e che personalmente penso sarebbero potute uscire dalla bocca di uno qualsiasi dei personaggi:
Non cercate l’errore, cercate il rimedio – Henry Ford
Il tuo vero dovere è quello di preservare i tuoi sogni – Amedeo Modigliani
Jean-Pierre Céron
traduzione: Vincenzo D’Amore